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La ristrutturazione edilizia comprende interventi strutturali e non. Scopri i lavori che rientrano nella categoria e i vantaggi fiscali di cui beneficiare.

A volte si ha l’esigenza di modificare una costruzione per ammodernarla o migliorarne l’aspetto, la sicurezza o la funzionalità. In questi casi sono necessarie opere più radicali rispetto alla semplice manutenzione ordinaria, che comportano una variazione delle caratteristiche originarie dell’immobile.

Trattandosi di lavori di una certa importanza, esistono delle norme specifiche che ne disciplinano l’esecuzione e anche agevolazioni fiscali delle quali si può usufruire per ammortizzare parte dei costi. Non tutti gli interventi, però, sono classificati allo stesso modo e danno accesso a detrazioni o altri vantaggi.

In questo articolo vedremo quali sono quelli compresi nella categoria della ristrutturazione e i casi in cui si può ottenere una riduzione d’imposta.

Che lavori comprende la ristrutturazione edilizia?

Per ristrutturazione edilizia si intende un insieme sistematico di interventi finalizzati a trasformare un immobile per renderlo in tutto o in parte differente da com’era originariamente.

A differenza dei lavori di risanamento, la ristrutturazione può comportare una variazione drastica delle caratteristiche tipologiche, formali e strutturali, arrivando perfino alla demolizione e alla riedificazione della costruzione.

Nel linguaggio comune, tuttavia, il termine “ristrutturazione” è usato in riferimento a una vasta gamma di opere, che comprendono anche modifiche di lieve entità, quali la sostituzione dei pavimenti interni di un’abitazione.

Si tratta di un uso improprio, in quanto la categoria dei lavori edili di ristrutturazione ha confini specifici stabiliti dalla legge. Vediamo nel dettaglio quali sono gli interventi che, ai sensi della normativa vigente, ne fanno parte.

Quali interventi rientrano in ristrutturazione edilizia

Secondo quanto specificato nell’art. 3 del Testo Unico dell’Edilizia, gli interventi che rientrano nella categoria della ristrutturazione edilizia sono opere di notevole entità. La norma spiega che si tratta di lavori che trasformano gli elementi costitutivi e la fisionomia di un edificio.

Gli interventi possono riguardare il ripristino, la sostituzione, l’eliminazione e la modifica di parti dell’immobile, nonché l’inserimento di nuovi elementi e impianti che hanno un impatto sull’identità della costruzione. Non si tratta, dunque, di semplice manutenzione ordinaria o straordinaria, bensì di alterazioni i cui effetti si ripercuotono anche sul tessuto urbano.

Tra le varie opere che rientrano nella categoria ci sono, per esempio, quelle di:

  1. Demolizione e ricostruzione di un immobile preesistente con la stessa volumetria;
  2. Modifica della facciata con apertura di nuove porte e finestre;
  3. Realizzazione di una mansarda o trasformazione di una soffitta in mansarda;
  4. Costruzione di un balcone o trasformazione di un balcone in veranda;
  5. Ricostruzione di edifici crollati o di parti di essi;
  6. Realizzazione dei servizi igienici in ampliamento delle superfici e dei volumi esistenti.

È, perciò, evidente che i lavori di ristrutturazione sono quelli che comportano variazioni di sagoma e/o di prospetto e in alcuni casi possono includere perfino aumenti di cubatura.

Gli ampliamenti, infatti, non sono considerati nuove costruzioni, se rientrano tra gli interventi di rigenerazione urbana previsti dalla legislazione vigente o dagli strumenti urbanistici comunali.

Fanno parte della categoria, inoltre, anche le modifiche finalizzate al cambio di destinazione d’uso, come quelle necessarie affinché un immobile residenziale diventi un edificio commerciale o viceversa.

Quali interventi rientrano in ristrutturazione edilizia

Il rifacimento dell’intonaco è considerato un intervento di edilizia libera?

Se si limita al ripristino delle parti degradate, il rifacimento dell’intonaco è considerato manutenzione ordinaria e rientra, pertanto, tra gli interventi di edilizia libera. A questa categoria appartengono quei lavori che non apportano modifiche sostanziali all’esistente e, dunque, non necessitano di autorizzazioni da parte del Comune.

Nel caso in cui il restauro dell’intonaco faccia parte di opere più complesse, quali l’installazione di sistemi di protezione termica integrale come l’isolamento a cappotto, invece, si ricade nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria. Per poter effettuare tali lavori serve presentare una CILA (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata).

La situazione cambia, tuttavia, se l’edificio da ristrutturare è sottoposto a vincoli storico-artistici o paesaggistici. Anche per il semplice restauro dell’intonaco e la tinteggiatura di immobili vincolati, infatti, occorre richiedere il permesso di effettuare gli interventi alle autorità competenti.

Il rifacimento dell’intonaco può anche inserirsi nel contesto di interventi di maggiore entità, come quelli di ristrutturazione edilizia e quelli di ampliamento. In questi casi è necessario presentare una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) oppure, se le opere sono classificate come nuova costruzione, richiedere un Permesso di costruire (PdC).

Qual è la detrazione fiscale per il rifacimento dell’intonaco esterno?

Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio residenziale danno accesso a vantaggi fiscali. Le detrazioni IRPEF ammontano al 50% della spesa per la prima casa (fino a un limite di 96.000 euro) e al 36% per la seconda e vanno ripartite su dieci anni.

Tale beneficio spetta per tutte le opere che riguardano le parti comuni di edifici condominiali, incluse quelle di manutenzione ordinaria come il rifacimento dell’intonaco esterno. Per le singole unità abitative, invece, le detrazioni coprono solo i lavori di ristrutturazione edilizia, restauro e risanamento conservativo e manutenzione straordinaria.

A meno che non si tratti di immobili vincolati, non ci sono limiti per quanto riguarda i materiali da utilizzare, per cui si può approfittare delle detrazioni per sostituire un vecchio intonaco con uno nuovo e più performante.

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